Immagina di esplorare un paesaggio selvaggio e scosceso, tra pareti rocciose e vallate profonde, armato soltanto di un lungo bastone e di un...
Immagina di esplorare un paesaggio selvaggio e scosceso, tra pareti rocciose e vallate profonde, armato soltanto di un lungo bastone e di una buona dose di equilibrio (oltre a un pizzico di coraggio). Niente corde, niente scarponi da alpinista super tecnologici: solo te, la natura e un’arte antica che affonda le sue radici nei secoli. Benvenuto nel mondo del Salto del Pastor Canario, una tradizione delle Isole Canarie che unisce ingegno, movimento e rispetto per l’ambiente in una danza verticale sorprendente.
In questo articolo ti accompagniamo alla scoperta di una pratica che oggi fa sorridere gli sportivi, affascina i viaggiatori e incanta chi ama le storie che vengono da lontano.
Pronto a saltare con noi? (Metaforicamente parlando, per ora.)
Cosa possiamo imparare dal video?
Scivolare con stile: il salto del pastor canario.
Hai presente quei momenti in cui la montagna sembra più verticale della tua voglia di alzarti dal divano? Bene, immagina di affrontare quei pendii con un solo alleato: un lungo bastone di legno. Niente magia, nessun incantesimo da mago medievale… solo tecnica, storia e tanta voglia di esplorare. Stiamo parlando del Salto del Pastor Canario, una tradizione delle Isole Canarie che oggi vive tra sport, cultura e… un pizzico di avventura da capre di montagna!
Le radici: quando saltare era una necessità .
Molto prima che i bastoni fossero branditi dai nonni per insegnare l’educazione, i Guanci (gli antichi abitanti delle Canarie) li usavano con eleganza acrobatica per muoversi tra gole profonde e montagne appuntite. Niente strade asfaltate o Google Maps: solo il proprio fiuto da pastore e un’asta lunga quanto la pazienza di chi ascolta i racconti degli anziani. Con quella, attraversavano vallate, scavalcavano ostacoli e conducevano le greggi tra i paesaggi più impervi dell’arcipelago.
Il bastone – che a La Gomera si chiama astia – diventava un’estensione del corpo, un compagno di viaggio indispensabile. Come ci ricorda il video: “questa pratica era una vera e propria tecnica di sopravvivenza, tramandata dai pastori per muoversi con le loro capre su terreni inaccessibili”.
Da necessità a passione: quando il salto diventa sport.
Oggi nessuno ti obbliga a lanciarti giù da una parete verticale con un palo di legno in mano. Eppure, molti lo fanno per passione. Il salto del pastor è diventato una disciplina non competitiva, un’attività all’aria aperta che profuma di vento, avventura e libertà . Club e gruppi sparsi tra le isole si ritrovano regolarmente per praticare, imparare e condividere questa forma elegante di “parkour rurale”.
Come dichiarato nel video: “non è uno sport per vincere, è un modo per godersi la natura”. E diciamolo: scivolare giù da una roccia con stile ha tutto un altro sapore.
Tecnica: l’arte di volare col bastone (senza diventare uno spiedino).
Il cuore del salto del pastor sta tutto lì: nella padronanza del bastone. Che sia in salita, discesa o lungo pareti che sembrano fatte solo per le lucertole, il trucco è sapere dove, come e quando piantare l’asta nel terreno. Si utilizza un punto chiamato regatta dove il corpo si affida completamente al legno… e al proprio equilibrio mentale.
Le mani seguono una coreografia precisa: una in alto con il dito rivolto su, l’altra più in basso con il dito verso il basso. Tipo balletto, ma con muscoli e concentrazione.
E non si scende soltanto: “si può anche risalire o affrontare muri verticali, purché siano più bassi dell’altezza dell’asta”. Un limite? Sì, ma molto più flessibile del tuo divano.
Sudore, muscoli e risate inaspettate.
Praticare il salto del pastor non è proprio come fare una passeggiata sul lungomare. Coinvolge muscoli nascosti, quelli che nemmeno sapevi di avere. Lo conferma anche il narratore del video: “il giorno dopo ho scoperto muscoli che ignoravo totalmente, ed erano tutti in sciopero”.
Eppure, la fatica viene compensata da un senso di esplorazione che difficilmente si trova altrove. Juan, uno degli istruttori intervistati, lo dice chiaramente: “ti senti libero perché puoi arrivare in luoghi dove nessuno è mai stato prima”. E non è un’esagerazione: con quella tecnica, ci si arrampica, si plana, si salta… quasi come una capra ninja in vacanza.
La cultura si tramanda… con un salto.
La bellezza del salto del pastor non sta solo nei salti spettacolari o nei paesaggi mozzafiato. La sua vera forza è nel modo in cui viene preservato e trasmesso. Organizzazioni e appassionati – come quelli a La Gomera – insegnano alle nuove generazioni le tecniche e la storia di questa pratica. Lo fanno con passione, con rispetto e con una sana dose di entusiasmo.
Non è solo un modo per muoversi: è un’eredità viva, un ponte tra passato e presente, una danza verticale tra uomo, natura e bastone.
In conclusione: un bastone, mille salti, una sola anima canaria.
Il salto del pastor canario è molto più di una curiosità turistica. È un simbolo di ingegno, adattamento e rispetto per il paesaggio. Racconta una storia antica con i piedi nel presente e la punta dell’asta sempre pronta ad aprire nuove vie.
E se ti stai chiedendo: “Ma io ce la farei?” La risposta è: prova. Scoprirai muscoli, paesaggi e sensazioni che forse non avevi mai considerato. E magari, nel mentre, imparerai anche tu a volare senza ali, con un bastone in mano e il sorriso di chi ha appena scoperto un mondo nuovo.
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